Quattro grandi interpreti per la seconda stagione di concerti

Suoni londinesi e repertori eccezionali al Pime di Sotto il Monte. Prende il via nei quattro venerdì di maggio la nuova stagione organistica sul prezioso strumento inglese realizzato da Thomas Christopher Lewis che da circa due anni ha trovato casa e nuova vita a Sotto il Monte, in un tempio sicuramente particolare della fede cattolica quale è la casa natale di Giovanni XXIII.

Seconda edizione che, dopo le piacevoli sorprese dello scorso anno – tra cui Thomas Ospital, giovanissimo astro nascente mondiale tanto da essersi guadagnato la prestigiosa tribuna parigina di Saint-Eustache – alza ulteriormente il fascino della propria proposta.

Dispiace che si debba arrivare fin dal Papa per ascoltare uno strumento adeguato alla grande letteratura europea, specialmente sinfonica, di ‘800 e‘900”, esordisce Fabio Amigoni, il direttore artistico e dell’intero progetto, in un mix di orgoglio e ironia. In effetti però, come testimoniato sia dal pubblico sia dagli interpreti che sino a oggi si sono susseguiti, l’organo Lewis si colloca sicuramente nella ristrettissima cerchia degli strumenti migliori presenti in bergamasca: grandezza di effetto e un’integrità musicale assoluta costituita da una vasta tavolozza coloristica, estremamente raffinata ed elegante, meravigliosamente espressa dalla stupefacente progressione che va dalle voci più lievi alla possente magnificenza del “tutti” in una vera e propria “bell-like grandeur”. Come riconosce lo stesso direttore artistico, “certamente l’organo è molto migliorato dal suo esordio, benché le qualità fossero già assolutamente evidenti; ma, dopo tutto, stiamo palando di una macchina di straordinaria qualità rimasta ferma e nell’incuria completa per almeno due decenni”. Sarà anche per questo che gli stessi organisti ed organari britannici chiamano le opere di Thomas Christopher Lewis le loro “Rolls-Royce” dell’arte organaria. Il lavoro è stato ampio e in più fasi, ma già il cd registrato nel dicembre scorso da Fabio Nava mette in luce un capolavoro sui generis. La manutenzione che oggi è affidata a Pietro Corna è il frutto però di una forte collaborazione internazionale: ricerche, scambio di informazioni, contributi tecnici; tutto con consulenti di prim’ordine ed esperti illustri.

Primo appuntamento, venerdì 5 maggio alle 21, con un concerto straordinario di Colin Walsh, “decano” della tradizione inglese e artista dalla raffinata musicalità, considerato in tutto il mondo uno dei più brillanti musicisti della Gran Bretagna. In particolare, i suoi studi a Parigi con l’organista e compositore francese Jean Langlais a St Clotilde lo ispirarono a specializzarsi nella musica organistica francese del XIX e XX secolo, in particolar modo di Franck, Vierne e dello stesso Langlais. Celebre un suo concerto pubblico nel 1998 con le musiche di Olivier Messiaen alla presenza del compositore stesso. Descritto dal Telegraph come “uno dei più raffinati organisti europei” la sua attività è sempre stata collegata con le più prestigiose e storiche cattedrali britanniche e fondazioni corali, dalla St George’s Chapel del Castello di Windsor alla Christ Church di Oxford, passando poi per le cattedrali di Salisbury e St Albans, sino a Lincoln dove, dal 1988, presiede lo strumento “Father” Henry Willis sul quale ha realizzato numerose registrazioni tra cui le opere di Vierne, Widor e Duruflè.

Nei successivi venerdì sera sarà invece la volta di due altri grandi interpreti. Il 12 maggio alle 21, sarà protagonista Adriano Falcioni, uno dei migliori organisti italiani della sua generazione, docente al conservatorio di Sassari e titolare dell’organo della cattedrale di San Lorenzo a Perugia. “Felicissimi di un nome italiano e che mancava da tempo a Bergamo” – afferma il direttore artistico che ribadisce come “l’internazionalità di questo progetto va ben oltre il cognome degli interpreti invitati”. Lo stesso musicista ternano ben conosce il repertorio organistico sinfonico romantico, come comprovato dai vari riconoscimenti internazionali che ha ottenuto.

Con l’eclettico Andrew Canning, venerdì 19 maggio, si avrà la possibilità di apprezzare uno dei solisti più in vista della sua generazione. Londinese di nascita, dopo gli incarichi a Westminster Abbey e alla chiesa di San Marylebone si trasferisce in Svezia dove, dal 1996, ricopre l’incarico di direttore musicale e organista alla cattedrale di Uppsala; alla console dell’organo Ruffatti ha tra l’altro recentemente inciso in una magistrale interpretazione tutti i nove movimenti della Nativité duS eigneure la Offrandeau Saint-Sacrementdi Olivier Messiaen.

Venerdì 26 maggio, sempre alle 21, conclusione pirotecnica in perfetto stile “celebrity recital” affidata all’estro e alla maestria Daniel Cook, organista dell’abbazia di Westminster a Londra e fresco di nomina a titolare di un altro prestigioso centro della musica britannica: la Cattedrale di Durham. Concertista di prim’ordine e per la prima volta in terra orobica, si esibisce regolarmente come solista in Europa e in tutto il Regno Unito. Nel vasto repertorio spiccano l’esecuzione delle opere complete di Augustin Barié, Maurice Duruflé, Olivier Messiean e le Sinfonie di Vierne. Proprio a Westminster sta completando l’intero ciclo dei componimenti di Franz Tunder e prossimamente a Durham quelli di William Harris. La sua intensa attività si riflette anche nelle numerose registrazioni organistiche per l’etichetta Priory tra cui ricordiamo l’integrale di Charles Stanford e di George Dyson, oltre alle opere complete per organo di Herbert Brewer, Herbert Sumsion e Walter Alcock. Accanto alle qualità musicali e la stoffa da virtuoso, ad assicurare un evento d’eccezione è la sua consolidata conoscenza degli organi realizzati da Lewis, come quello di Cullercoats sul quale ha registrato un cd e lo strumento di Southwark Cathedral dove ha ricoperto l’incarico di Organ Scholar dopo il diploma conseguito “with first-class honours”.
 
Gli stessi programmi per questa seconda edizione di concerti, con musiche di molti autori inediti per Bergamo,sono lo specchio della versatilità e dell’anima più profonda dell’organo Lewis. “L’estetica dello strumento è chiara e ben definita: eleganza vittoriana in cui convivono nella peculiare sintesi personale di Lewis l’anima inglese e le influenze della scuola tedesca di Schulze e francese di Cavaillé-Coll”. Ecco dunque, come in perfetta equazione, affermato il principio-guida del festival: centralità dello strumento, repertorio cucito su misura, interpreti d’eccellenza che ben conoscono la specificità dell’organo. Apertura quindi perfettamente “British” con un fresco ed intrigante excursus di grandi capolavori della musica britannica, intercalati da due autori francesi che in terra d’Albione esercitarono un incredibile fascino con i loro numerosi recitals, Saint-Saëns e Guilmant. Seconda tappa tra le vette del sinfonismo tedesco con Liszt, Brahmse soprattutto la monumentale Fantasia e Fuga su Bach di Max Reger, passando per l’eclettismo della folta carrellata di secoli e nazioni proposta Canning. Finale certo celebrativo dello strumento con Daniel Cook sotto le cui dita scorreranno i grandi e impegnativi capolavori del sinfonismo francese.
 
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